La “Visitazione” a L’Aquila (e poi a Roma)

La “Visitazione” del Pontormo è arrivata a L’Aquila, dove resterà esposta dal 27 giugno al 27 settembre accanto alla “Visitazione” di Raffaello, e in seguito sarà trasferita a Roma, per una mostra monografica dedicata al pittore manierista. L’esposizione abruzzese, che è stata preceduta da un evento analogo al Museo del Prado di Madrid, dove i due dipinti sono già stati in mostra fianco a fianco dall’8 maggio al 18 giugno, è uno degli appuntamenti di maggior rilievo fra i tanti destinati ad animare la Capitale Italiana della Cultura 2026.

“La Visitazione all’Aquila. Raffaello e Pontormo” è ospitata nel castello cinquecentesco de L’Aquila, sede del Museo Nazionale d’Abruzzo, che è l’ideatore dell’iniziativa, mentre il Comune de L’Aquila ne è il principale sostenitore. Curata dal professor Tom Henry e dalla dottoressa Federica Zalabra, essa rappresenta uno dei più significativi progetti scientifici dell’anno, nato dal desiderio di riportare seppur temporaneamente la “Visitazione” di Raffaello nel capoluogo abruzzese, da cui manca da quasi quattro secoli.

Il dipinto, un olio su tavola successivamente trasportato su tela, fu realizzato dal Sanzio intorno al 1517 con la collaborazione di alcuni aiuti della bottega, tra i quali vengono solitamente citati Giovan Francesco Penni e Giulio Romano. L’opera, firmata lungo il margine inferiore della tavola, fu richiesta al maestro urbinate dal protonotaro apostolico Giovanni Battista Branconio, personaggio dotato di notevole influenza presso la corte papale di Giulio II prima e di Leone X poi e più in generale nella Roma di inizio Cinquecento.

Branconio, divenuto nel tempo grande amico di Raffaello, che molto probabilmente lo raffigurò accanto a sé nell'”Autoritratto” oggi conservato al Museo del Louvre, era nato a L’Aquila in seno ad una delle famiglie più importanti ed agiate del capoluogo abruzzese. E fu proprio per la cappella di famiglia ubicata nella chiesa di San Silvestro de L’Aquila che egli commissionò all’artista la “Visitazione”, fortemente voluta dal padre Marino e concepita forse anche come omaggio nei confronti della madre Elisabetta.

La pala d’altare, attualmente sostituita in loco da una copia, nel 1655 venne requisita da don García de Avellaneda y Haro, viceré di Napoli, che ne fece dono a re Filippo IV di Spagna, grazie all’avallo di papa Alessandro VII e a dispetto delle proteste degli aquilani. Approdato alla corte di Madrid, il quadro fu donato dal sovrano al monastero dell’Escorial, ma durante l’occupazione napoleonica venne confiscato dai francesi come bottino di guerra e inviato nel 1813 a Parigi, dove entrò a far parte delle collezioni del Louvre. Fu in questo periodo che venne effettuato il trasferimento della superficie pittorica dalla tavola alla tela, considerato il deterioramento dell’originario supporto ligneo. In seguito alla Restaurazione nel 1822 la “Visitazione” fece ritorno in terra di Spagna e fu ricollocata all’Escorial, dove rimase fino al 1837. In quell’anno subì infine la sorte delle opere di maggior valore custodite nel monastero, che finirono nel Museo del Prado.

Ha dunque il sapore di un atteso e sospirato ritorno la mostra che si è appena aperta al forte spagnolo, che dal 1951 accoglie al suo interno il Museo Nazionale d’Abruzzo. Per renderla ancora più accattivante anche per la trasferta aquilana è stato rinnovato il prestito della “Visitazione” di Carmignano, opera capitale del Carucci, che costituisce l’esemplare più celebre e iconico dell’episodio narrato nel “Vangelo secondo Luca”, conosciuto e apprezzato a livello planetario. Le due pale, per quanto eseguite a poco più di dieci anni di distanza, nello stretto dialogo che le mette a confronto riflettono due diversi momenti dell’età rinascimentale, ovvero l’equilibrio dell’indirizzo classicista incarnato da Raffaello e l’inquietudine della corrente manierista espressa dal Pontormo. Ad esse nella sede aquilana sono stati aggiunti altri dipinti e poi disegni, incisioni, stampe, modelli architettonici, documenti d’archivio, materiale prezioso che arricchisce il percorso espositivo ricostruendo il contesto storico in cui vide la luce il quadro dell’artista marchigiano.

Oltre al Comune de L’Aquila e al Museo Nazionale d’Abruzzo alla realizzazione della mostra hanno collaborato la Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, l’Ambasciata di Spagna in Italia, il Museo del Prado e la Diocesi di Pistoia, che ha autorizzato la trasferta della tavola proveniente dalla chiesa di San Michele Arcangelo. Dopo le tappe al Prado e al MuNDA per la “Visitazione” di Carmignano si apriranno in autunno anche le porte delle Scuderie del Quirinale, dove dall’8 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027 si terrà un’ampia retrospettiva imperniata sulla produzione artistica del Pontormo.

Mentre il complesso parrocchiale di San Michele Arcangelo è interessato da importanti lavori di ristrutturazione, che dovrebbero portare alla riapertura della chiesa entro la fine dell’anno, la “Visitazione” continua dunque a collezionare prestigiosi eventi espositivi, motivo di grande soddisfazione per il territorio di Carmignano di cui l’opera del Carucci è diventata ambasciatrice nel mondo. In base agli accordi stretti tra la Diocesi di Pistoia e le Scuderie del Quirinale il soggiorno romano del dipinto servirà a dotare la chiesa di un nuovo sistema di illuminazione, che permetterà di valorizzare sia la “Visitazione” sia le altre pale d’altare collocate lungo la navata dell’edificio. (Barbara Prosperi)

L’immagine utilizzata a corredo del testo è stata originariamente pubblicata sulla pagina Facebook del Museo Nazionale d’Abruzzo.

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