Rocca medievale di Carmignano

Sono i colori del cielo e di un panorama che non ha eguali a portarci alla Rocca. Usciti dalla propositura di San Michele basta imboccare il suggestivo percorso pedonale che si apre davanti (uno dei molti) per raggiungere l’antico bastione medievale (o quel che almeno ne resta), il quale ancora oggi sovrasta il capoluogo. Chi giunge a Carmignano non può fare a meno di visitare la Rocca.

Da lassù, nelle giornate di bel tempo sgombre da foschia, si può ammirare in tutta la sua bellezza l’intera piana tra Firenze, Prato e Pistoia. Inerpicandosi su per le salite che conducono al bastione, più volte modificato nel corso della sua storia quasi millenaria, non si può fare a meno di notare in lontananza il duomo della città gigliata o vicina, sulla collina opposta, la bella villa medicea dai cento camini di Artimino. È così facile comprendere perché, nel corso dei secoli, tanta animosità abbia spinto più popoli e condottieri a cercare di conquistare questo castello: di fatto costituiva una sentinella avanzata verso gli sbocchi sull’Appennino e l’Italia settentrionale. Ma nel corso degli anni è diventato un po’ anche il simbolo di un intero paese: soprattutto la sua torre campanaria, più nota come “Campano”, il cui suono fino a pochi decenni fa, quando le campagne erano ancora silenti, si spandeva fino alla periferia di Prato e scandiva in tutta la piana, con i suoi rintocchi, il lavoro dei contadini. La Rocca medioevale, conosciuta in paese anche con il nome di Castello, occupava in passato ed in parte ancora oggi una consistente porzione della collina che sovrasta l’abitato di Carmignano.

Grazie alla posizione privilegiata questo bastione ha costituito per secoli un avamposto per il controllo del passaggio degli eserciti da e verso l’Italia settentrionale. Per questo non stupisce che Firenze e Pistoia se la siano contesa per due secoli con prolungati assedi e successive distruzioni. L’attuale struttura, ricostruzione in gran parte ottocentesca su resti del Tre e Quattrocento, è costituita da un imponente muro in pietra, quello che rimane della terza e più esterna cinta muraria, una interessante struttura di avvistamento (sorta di camminamento rialzato che si propende da un lato verso il Montalbano e dall’altro verso Prato), e da una seconda cinta muraria con bastione interno, recentemente recuperato ed adibito a sala espositiva. È il maschio, da cui si affaccia dall’inizio del secolo scorso l’orologio, “Il Campano” appunto, che campeggia oggi su una torre anch’essa di origini medievali ma pesantemente restaurata nel 1912. In due delle tre stanze che si trovano invece inserite nella cerchia muraria interna, un tempo forse celle o semplici cisterne, sono state allestite anni fa alcune mostre temporanee di ceramiche medievali rinvenute all’interno della struttura, successivamente chiuse. Il giardino ospita ancora invece alcune installazioni permanenti di arte contemporanea. C’è anche un angolo del giardino interno dedicato ai fichi: famosissimi quelli secchi di Carmignano. Il giardino, realizzato nel 2012 da Lions dei comuni medicei in ricordo dello scomparso Luigi Ragionieri, raccoglie tutte le qualità di fichi presenti e coltivate sul Montalbano.

La storia del castello, tra guerre ed assedi

Il nome di Carmignano è menzionato per scritto, per la prima volta, nel 998, quando l’imperatore Ottone III di Sassonia confermò al vescovo di Pistoia il possesso di quella terra. Anche Seano e Capezzana furono rammentati. La storia del bastione inizia invece nel 1125, quando i pistoiesi, continuamente in lotta con i fiorentini animati in quel periodo da una forte volontà espansionistica, riuscirono a conquistarla, dopo che già era stata tolta dai rivali ad Ildebrando, vescovo di Pistoia. Dal 1125 al 1138 la Rocca fu così fortificata e rinforzata con l’invio di numerose truppe, al fine di raddoppiare la guardia e scoraggiare i fiorentini da ogni velleità di riconquista. Ma anche ai pratesi faceva gola questo castello e nel 1154, con l’aiuto di masnade della città cigliata, tentarono un colpo di mano che fallì miseramente, in quanto i castellani, uniti all’esercito pistoiese comandato da messer Nesi Ricciardi, catturarono tutti gli aggressori chiudendoli nelle celle della Rocca. Nel 1325 Pistoia cadde sotto la tirannia di Filippo Tedici e i carmignanesi, mal sopportando il suo operato, decisero in quello stesso anno di assoggettarsi allora alla signoria di Firenze. I pistoiesi, dopo mesi di assedi, reagirono però conquistando una delle fortezze che gli Strozzi avevano fatto costruire nei pressi di Carmignano. Gli sconfitti invitarono per trattare la resa ambasciatori a Castruccio Castracani degli Alteminelli, ex capitano di ventura e signore ghibellino di Lucca alleato e suocero del Tedici, baluardo dell’avanzata fiorentina Ma questi li uccise tutti, assieme ai soldati che si trovavano nella fortezza. Castruccio Castracani poteva radere al suolo la Rocca, come era sua abitudine dopo ogni conquista. Decise invece di fortificarla ulteriormente facendo di questo avamposto, per un paio di anni, uno dei suoi possedimenti strategici e quartier generale. Nel 1343 il comune di Carmignano tornò però a far parte della Repubblica di Firenze: stavolta per sempre. E questo nuovo assetto garantirà finalmente un lungo periodo di pace e stabilità Nella Rocca si trovava anche la sede della podesteria ed il palazzo pretorio, già restaurato una prima volta nel 1621 assieme al “Campano” (detto allora “Campanaccio”) ed oggi completamente scomparso. Il resto è storia recente. Nel 1820 il Comune e i signori Cremoncini entrarono in lite per il controllo del bastione e dei terreni circostanti: la famiglia, grazie ad appoggi in alto loco, ne ottenne per una trentina di anni la proprietà, che ai primi del ‘900 passò ai fratelli Petroni. Dentro la Rocca furono piantate vigne ed olivi e nacquero degli orti. Nel 1933 divenne proprietario il commendator Umberto Bigagli. Nel 1990, infine, la Rocca fu acquistata da comune di Carmignano, dopo che già l’aveva avuta in uso per alcuni anni. Lo spazio ospita d’estate varia manifestazioni: quella che richiama più pubblico sono sicuramente le notti di Calici di Stelle a ridosso del 10 agosto, dove protagonisti sono i vini, prodotti tipici, la musica, l’arte e naturalmente… le stelle cadenti.

Estate 1227, il racconto di un assedio

È quasi certo che molti soldati di Firenze ebbero un soprassalto, quando, nell’estate del 1227, videro ergersi di fronte a loro la Rocca di Carmignano. Non pochi pensarono ad un nuovo fallimento dopo il vano tentativo di prendere Pistoia. Questo piccolo avamposto pistoiese era oramai famoso per essere una delle strutture più difficili da conquistare: la Rocca spiccava da un fitto bosco di castagni, con un altissimo muro alto quasi venti metri intervallato da torri. Questa difesa cingeva la sommità del colle da ogni lato, mentre all’interno altre due cerchia di mura rendevano assai arduo giungere al presidio centrale. A garantire poi una larga autonomia in caso di assedio c’erano due cisterne d’acqua, mentre soldati e cavalli erano alloggiati in capanne addossate alle mura. Nel momento in cui le veloci sentinelle carmignanesi gridavano a gran voce incitando tutti a prepararsi all’assedio, sul colle di rimpetto i vicini nemici di Artimino aguzzavano la vista per godersi lo spettacolo. All’epoca i due paesi non facevano infatti parte dello stesso comune. Distanti pochissimi chilometri, eppure rivali: la Toscana dei campanili ha in fondo proprio queste origini. La prima vittoria fu di Carmignano: la nuova tremenda arma portata dai fiorentini, il Carroccio, trainato com’era da due buoi era troppo pesa ed ingombrante per salire le tortuose vie che conducevano alla Rocca. Ma purtroppo il numero ed il migliore armamento dei fiorentini dettero loro la vittoria finale. Torri e mura furono smantellate e le case furono ridotte a tristi abitazioni. Iniziarono per Carmignano dieci anni di miseria e fame.

Testo di Walter Fortini

Orari di apertura al pubblico consultabili alla pagina del comune .

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